La cultura popolare, che talvolta apprezziamo e definiamo saggezza, talaltra snobbiamo come ignoranza, ha sempre avuto la capacità un po' furbesca di saper rovesciare la verità a seconda delle situazioni. Così se si dice che dulcis in fundo, in caso di necessità si può ribaltare il concetto affermando che in cauda venenum.
Ma forse questa tendenza agli equilibrismi e a una certa incoerenza non riguarda solo le generazioni passate. Forse la nostra cultura è fatta ancora allo stesso modo. O almeno questa è l'impressione che mi danno le ultime vicende del caso di Anna Maria Franzoni.
La signora Franzoni è stata condannata in quanto ritenuta colpevole di un crimine decisamente grave come un omicidio. Ora si sente dire in certi ambienti della nostra sinistra che sarebbe opportuno concedere la grazia, che la punizione non è mai vendetta, che deve prevalere la pietà. Si tratta di un modo di vedere le cose assolutamente nobile e generoso. Ma solo se viene equamente applicato nei confronti di tutti i colpevoli di omicidio (e, ovviamente, di altri crimini).
Come i latini vedevano nel fondo delle cose a volte il dolce, altre il veleno, anche noi oscilliamo fra posizioni inconciliabili delle quali di volta in volta scegliamo quella che più ci suona bene. L'esigenza di uguaglianza di fronte alla legge e il desiderio di pene severe e certe, si scontrano con le periodiche richieste di indulto o, in questo caso, con il prorompente, stranamente impellente bisogno di pietà verso la Franzoni.
Sono gli stessi esseri umani quelli che scivolano nell'uno e nell'altro punto di vista, sono esponenti delle stesse popolazioni e di una medesima cultura quelli che invocano a gran voce ora la forca, ora il perdono. E' un atteggiamento strabico, privo di senso e che non depone a favore del nostro rigore mentale.
Certo, a favore della grazia si levano voci che ricordano nobili sentimenti: la pietà, il perdono ... E qualcuno ricorda pure che la Franzoni ha altri due figli che ora rimarranno senza mamma. La Ritanna Armeni invoca "una legge superiore, quella della compassione".
Ma poi lo stesso popolo, gli stessi italiani chiedono a gran voce maggior sicurezza e hanno votato in modo chiaro dando la vittoria a uno schieramento politico che della sicurezza ha fatto il proprio cavallo di battaglia. Abbasso i Rom, dunque. Abbasso gli immigrati, gli albanesi, i racket, coloro che guidano in stato di ebbrezza ... Per quelli niente grazia, niente compassione. E sì che non molto spesso i loro crimini sono gravi come quello della Franzoni. Allora sorge il dubbio: non sarà che la rispettabile omicida valdostana noi non la sentiamo come pericolosa per i nostri propri interessi e, dunque, possiamo pure permetterci di mostrarle compassione (tanto è gratis), mentre i ladruncoli rom rompono quotidianamente le palle proprio a noi in prima persona e dunque prima ce li leviamo di torno e meglio ci sentiamo?
Sia come sia, a me pare fondamentale che almeno un principio venga rispettato: o la compassione vale per tutti o non deve valere per nessuno. E non mi si venga a parlare degli altri figli della sciagurata madre di Cogne: il mondo è pieno di madri che vanno in galera, se lo hanno meritato, pur avendo dei figli. Non sarà certo lei la prima. Se esistono norme per gestire la situazione, venissero applicate, ma con gli stessi criteri che valgono per chiunque altro. Niente pietà pelosa, niente compassione ad hoc, niente sconti o grazie ad personam.
CosmicVoidAroundMe
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